Mario Pazzaglia.
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Biografia critica di: LUIGI PIRANDELLO.
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Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
          Fondazione Ezio Galiano onlus
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      ad esclusivo uso dei privi della vista.
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Nacque nel 1887 a Girgenti e mor nel 1936, dopo avere conosciuto una rinomanza mondiale, sanzionata, nel 1934, dal premio Nobel. La sua attivit letteraria pu essere divisa in due grandi periodi creativi; nel primo, che giunge fino agli anni della grande guerra, predomina l'interesse per la narrativa, nel secondo, quello per il teatro.
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Fra il 1901 e il 1914 scrisse, infatti, i suoi romanzi (tranne Uno, nessuno e centomila, pubblicato nel 1926): L'esclusa, Il turno, Il fu Mattta Pascal del 1904, I vecchi e i giovani, Si gira (rielaborato pi tardi e pubblicato col titolo Quaderni di Serafino Gubbio operatore) e Suo marito (che divenne, poi, Giustino Roncella nato Boggilo); e inoltre alcuni volumi di novelle. Altre ne compose negli anni successivi, e le raccolse tutte, verso la fine della sua vita, nei 24 volumi delle Novelle per un anno.
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Negli anni fra il 1916 e il 1936 compose quasi tutti i suoi drammi, e fond anche una compagnia teatrale, intitolata al suo nome, che li diffuse con vivo successo in ogni parte del mondo. Ricordiamo fra essi Sei personaggi in cerca d'autore del 1921, Enrtco Quarto del 1922, Liol, L'uomo dal fiore in bocca, Cos  (se vipare), Questa sera si recita a soggetto, che sono i suoi capolavori, e ancora Pensaci Giacomino!, Vestire gli ignudi, All'uscita, Ciascuno a suo modo, La nuova colonia, I Giganti della montagna.
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La produzione narrativa del Pirandello nasce in margine al Verismo, ma sin dall'inizio se ne distacca per una nota polemica pi violenta, per una visione amara e paradossale della vita e un'ironia corrosiva, che rimarranno i tratti fondamentali della sUa arte. Pi che a una pittura d'ambienti, il Pirandello  attento all'individuo, alla sua angoscia di uomo solo, umiliato e offeso dagli altri e dalla vita. I suoi personaggi sono prevalentemente piccoli borghesi, dall'esistenza grama e soffocante, che oppongono allo sfacelo d'una societ ormai in piena decomposizione e al suo conformismo piatto e assurdo, la brama di vivere, di essere qualcuno. Ma questa brama, sempre insoddisfatta, si esaspera in gesti bizzarri, in allucinate stravaganze, in una pi o meno lucida follia: nel riconoscimento, comunque, dell'impossibilit di vivere e di ogni ribellione.
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All'origine di qUesto atteggiamento c', nell'autore, la consapevolezza d'una frattura storica, della disgregazione totale della civilt romantica e borghese. Essa  gli appare intesa a mascherare il crollo dei propri ideali dietro un'enfasi astratta o dietro febbrili esaltazioni, come quella dannunziana, che rivelano il vuoto e la falsit d'un mondo fondato sull'apparire, non sull'essere. L'abbandono alle correnti irrazionalistiche e ai falsi miti dell'eroismo superumano aveva infranto il senso della continuit della storia, che si fonda sempre sulla possibilit di vera comunicazione fra gli individui. E' nata cos quella che noi chiamiamo incomunicabilit o alienazione dell'uomo moderno, che si ritrova solo in un mondo di parvenze assurde, negato non solo al colloquio con gli altri e con Dio, ma anche con se stesso, dato che la persona si attua proprio nell'armonico rapporto con gli altri e col mondo.
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L'arte del Pirandello  la denuncia, lucida e, insieme, angosciosa di questa crisi. Egll non ne indaga le cause sociali e morali, ma appunta il suo interesse sul dibattersi dell'io, travolto dal caos della vita, anelante, ma invano, a essere, a ritrovarsi autenticamente vivo. Nell'universo inspiegabile e nella societ tutto appare relativo, anche la persona, ridotta a una molteplicit di atti e di gesti mutevoli, che  impossibile cogliere e fissare per sempre in una forma. Ciascuno  uno e centomila, e cio, in pratica, nessuno. Invano cerchiamo di sovrapporre al libero flulre della vita una forma, una coscienza, una personalit che serva a noi stessi e agli altri per definirci, per possederci: questi fragili schemi vengono di continuo travolti, e ll nostro io, la realt quotidiana, sono soltanto un'apparenza multicolore diversa per ogni persona che ci guarda e anche per noi stessi; esse rivelano la loro reale inconsistenza soprattutto quando il dolore, la morte o il giuoco cieco del caso distruggono le illusioni e mettono a nudo la vera sostanza della vita.
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La scoperta del vuoto, del baratro continuamente in agguato sotto di noi  la situazione centrale dei drammi pirandelliani. Ma va aggiunto che la scelta dell'espressione teatrale non fu un fatto estrinseco: il teatro fu per Pirandello il simbolo della vita, la scena irreale dove recitiamo, volta per volta, centomila parti, simili ad attori drammatici. Questa corrispondenza  evidente in uno dei pi bei drammi del Pirandello, I Sei personaggi in cerca d'autore, dove i sei protagonisti, figure appena abbozzate da uno scrittore e poi abbandonate a se stesse, chiedono con angoscia che qualcuno completi l'opera lasciata in tronco e li faccia vivere autenticamente. Si protendono, cio, nell'attesa d'una mente creatrice che dia loro una forma, una
consistenza piena, che li salvi dalla dispersione nel relativo e dalla sofferenza senza nome e senza perch; ma invano, perch ormai sono stati travolti dal vortice caotico e oscuro della vita. Quei personaggi sono simili all'uomo, anche esso creato da un autore che lo ha abbandonato nel relativo, costringendolo a recitare senza fine una parte priva di significato.
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L'arte del Pirandello  caratterizzata e spesso inquinata dal prevalere del gusto del paradosso, da un intellettualismo lucido ma a volte capzioso. I suoi personaggi si agitano, si dibattono, in una continua disputa con se stessi e con gli altri denunciano, con ironia gelida, l'artificiosit di tutte le costruzioni spirituali, la vanit d'ogni pi salda certezza. E un'ironia dissolvente, perch, a ben guardare dietro i falsi rapporti sociali e morali non c' che il nulla, l'incomprensibile caos primigenio dell'essere insondabile.
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E tuttavia, di l dalle negazioni dell'intelletto, il Pirandello scopre nel nostro essere un'insopprimibile ansia di vita, la nostalgia d'un'esistenza vera, naturale e pura. La tragedia dell'uomo pirandelliano  il suo essere per il nulla: il destino paradossale e angoscioso di chi porta in s una scintilla divina (ma si tratta d'un Dio sconosciuto e inconoscibile), un'ansia di verit e d'eternit, ma per vederla morire in un mondo futile d'apparenze. Il suo dramma consiste nel non riuscire a placarsi nell'insensibilit che  propria delle cose, n, d'altra parte, a risalire dalla dispersione e dall'esilio del relativo a una comunione con la realt vera dell'essere di cui il nostro protenderci, nell'arte e nella vita, verso una forma esprime il presentimento e il desiderio vano. In questa angoscia il Pirandello scopre la dignit vera dell'uomo, che lo spinge a inchinarsi sulla sua pena con dolente piet.
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La grande risonanza dell'opera del Pirandello fu dovuta al fatto che essa coglieva una problematica spirituale che sarebbe stata approfondita dalla filosofia dell'Esistenzialismo nel travagliato periodo successivo. La sua opera fu rivoluzionaria non solo nei contenuti, ma anche per quel che riguarda le forme della rappresentazione teatrale, tanto che offr importanti suggerimenti a tutto il teatro mondiale contemporaneo, da O'Neill ad Anouilh, da Jonesco a Beckett.
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FINE.